Quando diciamo automobilista non pensiamo al "pilota" di formula 1 o al pilota di rally invece, quando si dice ciclista la mente corre subito all'immagine dell'uomo curvo sulla bicicletta impegnato in una gara. Ma questa immagine rispecchia la realtà?
Secondo il dizionario italiano "ciclista" è chi va in bicicletta, che la usa come mezzo per spostarsi (al pari di automobilista).
Questa visione che abbiamo deriva dal fatto che la bicicletta, ormai da molti anni, è vista come uno "attrezzo" sportivo o come oggetto con cui fare la passeggiata domenicale ma la bicicletta non è solo questo, la bicicletta è soprattutto un mezzo di locomozione nato per spostarsi da un luogo ad un altro con celerità e questa sua "attitudine" la dimostra soprattutto in ambito urbano dove le distanze consentono di verificarne l'efficienza.
Veniamo adesso all'approccio che hanno i media con la parola ciclismo: Nei Paesi anglofoni il termine "cycling" definisce "l'uso della bicicletta per il trasporto, il tempo libero o lo sport" e lo stesso vale per il tedesco "radfahren" (andare in bicicletta) mentre per il vocabolario italiano "il ciclismo è lo sport in cui si utilizza la bicicletta".
Questo approccio, anche semantico, fa si che il ciclista sia visto come un atleta o comunque uno sportivo e per definire l'uso della bicicletta come mezzo di trasporto cittadino si utilizza "ciclismo urbano" e chi sceglie questo modo di spostarsi, spesso è etichettato come "appassionato della bicicletta", praticamente come se chiamassimo l'automobilista "appassionato dell'automobile".
Sarebbe ora di rivedere la semantica?
In Italia fino agli inizi degli anni '60 del secolo scorso, la bicicletta è stata per milioni di persone il mezzo quasi esclusivo con cui spostarsi poi, con il boom economico, è stata abbandonata in favore dell'auto ma questa scelta a distanza di mezzo secolo o poco più si è dimostrata infelice perché le città, i centri sia storici sia economici non riescono ad assorbire il sempre maggiore numero di auto che vi si riversa rendendole caotiche e dimostrando che l'auto non è certo il miglior mezzo di spostamento individuale, basti pensare che parcheggiare diventa un serio problema per mancanza di spazi. Se si considerasse che le dimensioni medie di un posto auto sono di 2,5 x 5 metri ci si renderebbe subito conto che per parcheggiare solo 100 automobili occorrono 1250 m² a cui poi aggiungerne altrettanti per permetterne la manovra.
Progettare un'area di parcheggio nel centro cittadino per “ospitare” 600 auto, utilizzando un sedime ferroviario dismesso di circa 25.000 m² (che potrebbe essere altrimenti utilizzato), può rivelarsi una scelta sbagliata perché i posti auto sarebbero presto totalmente occupati e gli automobilisti richiamati dalla speranza di parcheggio genererebbero traffico indotto nelle vie circostanti ingorgandole ancora di più.
È ovvio che le nostre città non possono ospitare più di un determinato numero di auto e che con l'attuale tasso di motorizzazione questo limite è stato raggiunto ed anche superato e questo è dimostrato con la spasmodica ricerca di parcheggio da parte degli automobilisti che, non trovandolo, spesso lasciano l'auto in doppia fila.
Serve quindi ripensare dalle basi il sistema di mobilità, che non sia incentrato sulle automobili ma su un sistema di mobilità condivisa quali il trasporto pubblico, il car sharing, la mobilità ciclistica e lasciando solo una parte residuale di questo alle auto private. Ci si guadagnerebbe in termini di qualità della vita, molte città lo stanno già facendo.